Il Labirinto magico
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Generazioni a confronto: “Il Labirinto Magico”

Uno dei primi giochi che abbiamo iniziato a giocare in famiglia, con i bambini, qualche anno fa è un classico della Ravensburger: “Il Labirinto Magico”. Per quei pochi che non conoscono questo famosissimo titolo, si
tratta di un gioco ideato da Max J. Kobbert uscito nel lontano 1986.

Labirinto magico - la scatola del gioco tenuta da Davide e Lorenzo

Il Labirinto Magico, di Max J. Kobbert, edito da Ravensburger – la scatola del gioco

“Labirinto magico”: un labirinto che si trasforma a ogni turno

Lo ricevetti in regalo da ragazzo, l’anno stesso della sua uscita, ed il gioco risultò subito divertente e diverso dai “soliti” giochi che c’erano all’epoca. L’idea di base che lo rendeva, e lo rende tutt’ora, interessante ed originale è quella di un labirinto di 49 tessere (disposte in un quadrato 7×7) che cambia ad ogni turno di gioco. Ciascun giocatore dispone di un mazzetto di carte raffiguranti degli oggetti disegnati anche sulle tessere del labirinto. Il giocatore di turno guarda la prima carta del suo mazzetto e cerca di “raccogliere” l’oggetto raffigurato, spostando il proprio segnalino nel labirinto fino a portarla sulla tessera che raffigura l’oggetto. Per fare questo il giocatore deve prima inserire una tessera labirinto in una delle righe o colonne così che questa, spingendo le altre, ne modifica la struttura. Successivamente muove il proprio segnalino cercando di raggiungere uno degli oggetti raffigurati sulle proprie carte.

Labirinto magico - portando il pedone su un oggetto lo si raccoglie e si scarta la carta

Il Labirinto Magico – portando il pedone su un oggetto lo si raccoglie e si scarta la carta

E’ evidente, dunque, che nel modificare la struttura del labirinto il giocatore cercherà di creare un percorso che gli consenta di raggiungere l’oggetto desiderato – o almeno avvicinarsi ad esso – e nel contempo ostacolare gli altri giocatori. Se riesce a raccogliere l’oggetto, scarta la carta e ne scopre una nuova, raffigurante un nuovo oggetto da raggiungere. Il primo giocatore che riesce a scartare tutte le carte, ossia a raccogliere tutti gli oggetti del suo mazzetto, e a riportare il proprio segnalino nella sua casa di partenza vince il gioco.

Giocando la tessera ad ogni turno una fila di tessere slitta e il labirinto cambia

Il Labirinto Magico – giocando la tessera, ad ogni turno una fila di tessere slitta e il labirinto cambia

La “sfida” proposta dal gioco è dunque quella di “visualizzare” mentalmente i possibili labirinti che si determinano a valle dell’inserimento della tessera nelle diverse posizioni, e valutare così la scelta più conveniente. In modo simile agli scacchi, in cui è necessario, prima di muovere un pezzo, “immaginare” la disposizione dei pezzi che ne consegue.

“Labirinto magico” 30 anni dopo

Questo gioco è quello che si può definire un “classico”, ossia uno di quei giochi senza tempo che, per una misteriosa alchimia, non invecchiano mai: divertì me alla sua uscita e quando, dopo più di trent’anni, l’ho proposto ai miei figli ha divertito – e diverte tuttora – loro. Più volte succede che siano loro a chiedermi di giocarlo, e al momento è uno dei titoli maggiormente richiesti da Lorenzo. Giochiamo con la stessa scatola che mi fu regalata più di 30 anni fa, e che ho conservato in modo “religioso”.

Il Labirinto Magico - papà e bambini intorno al tvolino con la scatola del gioco

E’ davvero uno degli antesignani dei giochi per famiglie, ed inoltre è facilmente adattabile all’età dei bambini e “bilanciabile” per partite fra giocatori di forza diversa. Come? Ebbene, le carte con i tesori da raccogliere sono 24, e da regolamento ad inizio partita vanno suddivise equamente fra i giocatori (12 carte a testa in due giocatori, 8 in tre, 6 in quattro). Sempre da regolamento ciascun giocatore guarda in segreto la prima carta del suo mazzetto e cerca di raggiungere la tessera corrispondente con il suo segnalino.

Quando cominciammo a giocarlo con Davide, che all’epoca aveva 5 anni, modificammo le regole in questo modo: le carte dei giocatori erano scoperte, ed inoltre distribuite in modo diverso16 io e 8 lui. Quando
Davide cominciò a migliorare passammo a 15 io e 9 lui e così via. Un altro modo in cui giocavamo era questo: si davano 12 carte a testa, ma io le scoprivo una ad una, avendo così solo un oggetto possibile da raccogliere, lui invece le scopriva tutte, potendo così scegliere di raccogliere uno qualunque dei suoi oggetti. Man mano che diventava più bravo, invece di avere le carte tutte scoperte ne aveva solo alcune. Ad esempio, quattro scoperte: quando raggiungeva un oggetto fra quei quattro, la carta relativa veniva scartata e dal suo mazzetto ne scopriva una nuova, in modo da avere sempre una scelta fra quattro.

“Che bello questo gioco…”

Ed ora? Altri anni sono passati: Davide di anni ne ha compiuti 10, Lorenzo 7 ed ormai gioco “alla pari” con entrambi. Per rendere il gioco un minimo più strategico, anziché scoprire una carta alla volta giochiamo formando una mano di 3 carte. Quando si raggiunge un oggetto, si scarta la carta  corrispondente e se ne pesca una nuova dal proprio mazzetto.

Oggi è Lorenzo soprattutto che mi chiede di giocarci: e se prima giocava in modo più “leggero” ora, che è diventato più bravo, prima di modificare il labirinto si concentra per minuti interi cercando di immaginare come cambia. E, ogni tanto, sento che mormora: “Che bello questo gioco… ma com’è difficile…”.

Labirinto magico - Lorenzo concentrato per la prossima mossa

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