Spiegare un gioco - bimbi attoniti nella lettura dei regolamenti
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Spiegare un gioco

Ok, lo ammetto. Quando mi spiegano un gioco nuovo, ho una “leggera” tendenza a distrarmi. Va tutto bene per i primi cinque minuti: sono attento, cerco di ricordarmi tutto, in alcune giornate in cui sono particolarmente in forma riesco pure a fare almeno una domanda di chiarimento che abbia un minimo di senso.
Scaduti i primi 5 minuti, il buio.

Spiegare un gioco: foto con tre regolamenti di altrettanti giochi

Il tizio davanti a me continua a parlare e a parlare. Mi indica il tabellone, fa degli esempi con pedine e segnalini, muove la bocca. Ogni tanto ride anche (ma perché?).
Io penso (in ordine sparso): al panorama fuori dalla finestra, all’arredamento della stanza, a come sono vestiti quelli attorno a me, alle loro espressioni del volto, a quello che ho visto in tv il giorno prima, a qualche scena di un film.

Poi comincio a giocherellare con i pezzi: ed è la fine. A questo punto la mia attenzione si sposta tutta su come mettere in equilibrio dadi e pedine uno sull’altra, a fare costruzioni con i pezzi sempre più audaci e precarie. Lo spiegatore del gioco mi guarda con sospetto, nonostante intercali i suoi esempi di gioco con un “E’ chiaro?” ed io annuisco in modo fin troppo vivace, tipo Parkinson, proprio per nascondere le mie mancanze. Ogni tanto, per non farmi beccare, pongo qualche domanda ulteriore: è quasi sempre una mossa sbagliata giacché inevitabilmente ottengo una smorfia in risposta, e la lapidaria constatazione: “Questo però l’ho appena detto”.

Errore grave. Come diceva quel tale, meglio tacere e sembrare stupido che parlare e togliere ogni dubbio.

D’altro canto, anche gli spiegatori hanno la loro parte di responsabilità. Con un “Fuoriclasse” è impossibile distrarsi, mentre con un “Monocorde” dopo 5 secondi stai già vagando in un angolo della tua mente. Insomma, c’è spiegatore e spiegatore: proviamo ad elencarne di seguito le principali categorie d’appartenenza.

Spiegare un gioco - bambino immerso nella lettura di un regolamento con gli occhi sbarrati

Il Fuoriclasse

Il più bravo di tutti: è conciso ed essenziale, spesso brillante. Riesce a catturarti e a farti seguire le regole fino in fondo, non solo per i giochi più brevi, ma anche per i giochi più complessi, per regolamenti più “corposi”. Si appassiona e ti appassiona.
Io ne conosco solo uno, e sono fortunato perché ne nasce uno ogni mille anni.
Se anche voi ne conoscete uno, tenetevelo stretto: sono gemme rare.

Lo “Spiegatore Seriale”

Prima dell’inizio del gioco, lo “Spiegatore Seriale” deve spiegarti tutto il regolamento, ma proprio tutto: ogni singola regola, ogni singola eccezione alla regola, ogni eccezione all’eccezione. In pratica fa lo stesso effetto che assistere alla propria fucilazione. In genere dopo trenta minuti di impietose spiegazioni la vittima malcapitata cerca di abbozzare una tenue difesa con una frase del tipo “Vabbè, magari questo lo vediamo dopo giocando”, ma è inutile: lo spiegatore seriale non si ferma davanti a niente, non ha pietà, non ha sentimenti umani ma va avanti dritto come un Caterpillar fino alla fine. Al pari dei Serial Killer, lo Spiegatore Seriale non sente ragioni, non ammette suppliche, agisce seguendo solo delle proprie oscure motivazioni. Ogni eccezione a questo modus operandi è per lui un intollerabile turbamento all’ordine cosmico delle cose.
Solo pochi audaci sopravvivono a spiegatori così.

Il “Tolleranza Zero”

Chi appartiene a questa categoria è preciso nelle spiegazioni anche se non eccessivamente prolisso. La sua particolarità è quella di non ammettere domande su cose che ha già detto: se ti sei distratto anche un secondo, e richiedi qualcosa di già spiegato (a me succede sempre) ti fulmina con uno sguardo che significa “Ma perché stai al mondo?”
Finita la spiegazione e iniziato il gioco, è impossibile porgli domande. Chi lo fa, rischia seriamente di essere azzannato. Personalmente quando intuisco di essere di fronte ad un “Intolleranza Zero” non chiedo niente e, dato che mi sono distratto alle spiegazioni ed ho capito meno della metà delle cose che ha detto, cerco di copiare le mosse degli altri che giocano prima di me.

Ma se sono il primo giocatore, sono fregato: non ho chi copiare.

Se gioca anche Claudia, che a differenza di me è molto più attenta e paziente, cerco di attirare la sua attenzione e le chiedo aiuto con gli occhi. Regredisco ai tempi delle scuole elementari o medie, quando venivo interrogato ed ero impreparato.
La notte sogno che il “Tolleranza Zero” mi becca durante un compito in classe con un bigliettino con la risposta suggerita, e mi mette in punizione dietro la lavagna.

Il Monocorde

Totalmente sprovvisto di qualunque forma di empatia verso il prossimo, lo spiegatore monocorde si caratterizza per il tono privo di alcun tipo di enfasi, roba che al confronto l’Assistente vocale di Google, Alexa e il sintetizzatore vocale del mio Tom Tom sembrano Robert De Niro, Meryl Streep e Dustin Hoffmann nell’ordine.

Seppur preparato, non è dunque in grado di catturare alcuna forma di attenzione: chi ascolta, ha difficoltà a capire dove finisce una frase ed inizia un’altra. Pare quasi non riprendere mai fiato, più che una spiegazione sembra un’immersione in apnea degna di Maiorca.

L’Impreparato

Tipicamente questo genere di spiegatore, pur armato di buona volontà, ha difficoltà a spiegare le regole del gioco per il semplice fatto che non le conosce bene. Per questo si appoggia continuamente al regolamento stampato, per rileggere interi paragrafi o trovare degli esempi chiarificatori.
Inizia a spiegarvi un gioco, poi dopo trenta secondi s’interrompe e dichiara “Aspettate, su questo non sono sicuro, devo controllare”. Apre il regolamento e si immerge nella lettura. Passano minuti interi in cui cerca qualcosa nei fogli, nelle figure: un indizio, una luce, il senso della vita. Per lo più tace, mormora di tanto in tanto, annuisce a sé stesso, con la coda dell’occhio vi vede uno ad uno perdere i sensi e crollare a terra. Cerca di rimediare con dichiarazioni avventate del tipo “Ah, ho capito, dunque qua dovrebbe essere così… forse” per poi reimmergersi in lunghissime letture.

Una spiegazione da 5 minuti può così durare delle ore intere, e la serata si conclude tipicamente prima dell’inizio della partita, per forfait dei giocatori.

Spiegare un gioco - un altro bambino, un altro regolamento, stessi occhi sbarrati

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