Lorenzo scopre le tessere da scegliere nel turno de Il Piccolo Principe
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L’età nei giochi – seconda parte

Facendo seguito alla prima parte dell’articolo sull’età nei giochi, ancora oggi si può trovare sulla confezione di qualche scatola l’età massima del gioco a “99 anni”, ma ormai sempre più spesso si trova indicata la sola età minima, indicata come “6+” “9+” “12+” eccetera senza il fatidico termine a 99 anni: meno fantasioso, ma più pratico.

Qualche considerazione comunque è doverosa anche con riferimento all’età minima indicata.

L’età consigliata nei giochi da tavolo

Una prima osservazione è che l’età indicata su una confezione va intesa come una semplice indicazione, non come qualcosa di “assoluto”. Se c’è scritto “6+” non vuol dire che mio figlio di 9, o io stesso, mi annoierò a quel gioco per il solo fatto che è giocabile da un bimbo di 6 anni: la dama si può giocare già a 5-6 anni, e questo non vuol dire che per un adulto sia un gioco noioso.

Ma c’è di più: non vuol dire nemmeno che se ho un figlio di 5 anni, questo non possa giocare il gioco. Questo per due motivi: innanzitutto, l’indicazione dell’età minima consigliata messa sulla scatola dall’editore è appunto una scelta dell’editore. Ci sono editori che sono più “conservativi” nell’indicare una età minima, altri che sono meno “restrittivi”. Quindi l’età a partire dalla quale un gioco è consigliato, è appunto… un consiglio. Non va intesa in modo rigoroso. Magari se lo stesso gioco fosse stato edito da un editore diverso, l’età minima indicata sarebbe variata un po’, un anno in più o in meno.

L'età nei giochi - un ragazzo in fiera spiega a Lorenzo un gioco semplificando alcune regole

Oltre a quanto detto sopra, va considerato anche che i bambini sono diversi l’uno dall’altro: c’è quello che ha maggior facilità nell’apprendere regole di un certo tipo e quello che richiede più tempo: questo non potete saperlo prima di avergli spiegato il gioco e provato a farlo giocare. Alla fine, la cosa dipende sia dal bambino che dal tipo di gioco proposto.

C’è infine un ultimo importante aspetto da considerare. In generale, l’età indicata sula scatola è la stima che l’autore o l’editore fa dell’età minima alla quale un bambino può apprendere le sue regole e giocare in modo autonomo. Ossia l’indicazione si basa sulla capacità “intellettiva” di comprendere l’insieme di regole e usarle per giocare in modo autonomo.

L’età nei giochi: capacità “intellettiva” e età “emotiva”

Esiste però anche un’età “emotiva” per un gioco: in funzione della tipologia di gioco, delle sue regole, può accadere che alcuni bambini possano “soffrire” giochi dei quali sono in grado di comprendere perfettamente le regole. Per “soffrire” s’intende provare un malessere, innervosirsi, in un’attività che, al di là della sfida, dovrebbe rimanere comunque nell’ambito di qualcosa piacevole da fare.

Un esempio concreto è nel gioco “Piccolo Principe” (qui l’articolo). Il gioco pur essendo piacevole e ben realizzato, contiene una regola che “innervosisce” alcuni bambini, ed è questa: non c’è un turno di gioco definito, ma ciascun giocatore, terminato il proprio turno, indica chi giocherà dopo di lui. Ad ogni round si mettono sul tavolo delle tessere, tante quanti sono i giocatori: il primo giocatore potrà scegliere fra tutte, il secondo fra tutte meno una, e così via. L’ultimo giocatore non ha scelta, deve prendersi quello che resta, che gli piaccia o no, ma in compenso diventa il nuovo primo giocatore.

Lorenzo scopre le tessere da assegnare nel turno corrente de il Piccolo Principe

Ebbene, in virtù di questo, i bambini durante il gioco discutono, o litigano, per cercare di convincere il giocatore di turno a sceglierlo come successivo: questo perché vedendo le tessere vorrebbero quella per loro più vantaggiosa, ma se non sono scelti rischiano di vedersela soffiare da un altro giocatore. Poiché il turno non è fisso, ma appunto ognuno sceglie a chi tocca giocare dopo e prendere la tessera, con alcuni bambini si instaura una sorta di “meta-gioco” fatto di suppliche, minacce, pianti, preghiere (per inciso, pensieri analoghi passano nella testa di un adulto, con la differenza che un adulto, sperabilmente, si controlla meglio…).

Si possono cambiare le regole?

C’è un modo semplice per ovviare a questo, e consiste nell’introdurre un turno fisso: il primo giocatore sceglie una tessera e poi tocca al giocatore alla sua sinistra e così via, proseguendo in senso orario. L’ultimo giocatore a prendere diventa il nuovo primo giocatore. E’ una semplificazione del gioco, ma nei casi in cui notate situazioni di “malessere” come questa descritta, potrebbe essere un buon compromesso.

In conclusione: quando giocate ad un gioco insieme ai vostri figli, guardate sì l’età sulla scatola, ma non prendetela per oro colato.

Anche se il vostro bimbo ha 1-2 anni in meno dell’età minima indicata, potrebbe benissimo riuscire a giocarlo e a divertirsi. Oppure, anche se i vostri bimbi hanno o superano l’età minima indicata, potrebbero “soffrire” il gioco perché, emotivamente, il gioco potrebbe contenere degli elementi, delle regole, che potrebbero “innervosirli”.

L’unico modo di dissipare ogni dubbio è… provare il gioco. E se vi rendete conto che il gioco piace, ma che esiste una qualche regola che dà “fastidio” potete magari anche modificarla, perché no? Sempre nei limiti del ragionevole e se questo non snatura troppo il senso del gioco. Se la cosa vi sembra strana, pensate che ci sono alcuni editori che inseriscono apposta, nel regolamento dei propri giochi, delle varianti per i più piccoli.

E che la HABA ha in catalogo alcuni giochi da tavolo con pezzi in legno con l’indicazione “4+” anni, ma con la possibilità esplicita di giocare liberamente con i pezzi senza seguire alcuna regola… per bimbi di “2+” anni.

L'età nei giochi - pezzi in legno di giochi da tavolo per bambini Haba

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