L'accessibilità al gioco - carte UNO a colori
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Tutti i colori del gioco – terza (e ultima) parte

“L’essenza dei colori / l’assenza dei colori”

C’era un vecchio gioco che giocavo da ragazzo con due mazzi carte francesi, e che si chiamava “Dernier”: si dava una mano di 8 carte a ciascun giocatore, ed una si scopriva al centro del tavolo. Al proprio turno si poteva giocare una carta oppure pescare. Per giocare una carta, questa doveva essere dello stesso seme o dello stesso valore di quella a terra. Per vincere, bisognava rimanere senza carte in mano.

C’erano poi alcune carte che avevano degli effetti particolari: il “2” faceva prendere due carte al giocatore successivo, a meno che questo non rispondeva con un altro 2, nel qual caso chi veniva ancora dopo doveva prendere 4 carte oppure rispondere con un altro 2, eccetera. L’asso funzionava allo stesso modo, ma facendo prendere 3 carte. Il “Jolly” ne faceva prendere 4 e in più poteva essere giocato su qualunque seme.

L’”8″ poteva essere giocata su qualunque seme e consentiva di cambiare il seme. Il “10” cambiava il senso di gioco, il “Jack” faceva saltare il turno a chi veniva dopo. Quando si giocava la penultima carta della propria mano bisognava dire “Dernier”, altrimenti si era costretti a pescare 2 carte.

Vi ricorda qualcosa? Questo gioco di carte è stato poi commercializzato con il nome di “UNO”.

“UNO”

Ricordo che quando vidi per la prima volta “UNO” nei negozi, pensai: “Perché devo comprare qualcosa che posso giocare, anzi che ho sempre giocato, con le carte francesi che ho a casa?”

Poi, naturalmente, l’ho comprato. (Per inciso, pensai qualcosa di simile quando uscì un altro gioco, “Dixit”: pensai, perché devo pagare per qualcosa che ho sempre giocato sin da ragazzo con matite, fogli di carta e un vocabolario? Poi inevitabilmente ho preso anche Dixit).

“UNO” dunque non solo l’ho comprato, ma ha finito per assumere un valore particolare nella mia vita perché quando capita il fine settimana di andare con la famiglia a trovare mia madre, che vive in un’altra città, il gioco che facciamo ogni volta tutti insieme è proprio “UNO”.

E qui nasce un problema: perché mia madre sta perdendo la vista. La chiamano “maculopatia”. Un occhio è andato. Si arrangia, come può, con l’altro. E mentre distingue ancora bene il giallo ed il rosso, comincia a confondere il blu ed il verde.

Ora, “UNO” ha un problema di accessibilità che il suo omologo con le carte francesi, “Dernier”, non aveva: data la carta di un certo valore, ad esempio il sette, se non distinguo i colori non ho modo di distinguere ad esempio un sette verde da uno blu, perché il disegno della carta è esattamente lo stesso.

Tutti i colori del gioco - carte UNO a colori

Tutti i colori del gioco - carte UNO bianco e nero

Con le carte francesi questo non accade: perché i semi hanno una forma grafica diversa. Quadri, Cuori, Fiori e Picche. Se io non distinguo i colori posso comunque giocare qualunque gioco con le carte francesi (e con qualunque mazzo di carte regionale, per lo stesso motivo).

Tutti i colori del gioco - carte francesi a colori

Tutti i colori del gioco - carte francesi

 

L’importanza del colore e l’accessibilità dei giochi 

Si apre dunque un tema delicato, quello dell’accessibilità a certi giochi, per chi non distingue i colori (si parla di daltonismo o Colour Blindeness, in inglese), ossia ai giochi ove il colore è una componente importante.

Abbiamo appena visto come nel caso di “UNO” / “Dernier”, lo stesso gioco fatto con le carte francesi è pienamente accessibile a chi è Colour Blind, mentre non lo è se giocato con le carte di “UNO” in commercio.

Spesso dunque è un problema di realizzazione del gioco: con il tempo, si è osservato sempre più la tendenza degli editori di giochi a utilizzare ove possibile dei materiali in modo che questi siano utilizzabili anche da chi non distingue i colori: ormai moltissimi giochi basati sulle carte tendono ad associare a colori diversi anche forme diverse.

Questo in genere non vale però se sono coinvolti altri componenti, quali pedine o segnalini: è facile immaginare che creare segnalini di colore diverso che abbiano anche forma diversa è più costoso (perché ad esempio vanno realizzati più stampi, o più tipi di fustelle) rispetto ad un’unica forma in colori diversi.

Tutti i colori del gioco - segnalini colorati

Ma sarebbe bello se gli editori trovassero il modo da realizzare, nei limiti accettabili dei costi di produzione, giochi in cui anche pedine, segnalini, dadi eccetera siano distinguibili, oltre che per il colore, anche per altri elementi in modo da consentire a tutti una maggiore e migliore fruizione dei giochi.

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